The Facchinettis: noi, così insolitamente perfetti

The Facchinettis: noi, così insolitamente perfetti

Seguitissimi sui social, Francesco e Lady Facchinetti amano raccontare la quotidianità vera della loro divertente, ironica, eccentrica, e sempre trendy, famiglia allargata

The Facchinettis: noi, così insolitamente perfetti

Lui è figlio d’arte ma ha compiuto un percorso autonomo dal padre. Ed è diventato un cantante, un presentatore, una star televisiva, un agente, un promotore di iniziative e soprattutto di tendenze. Accanto a sé ha una donna ugualmente poliedrica e piena di creatività. Questo spiega forse perché Francesco Facchinetti e sua moglie Wilma Faissol, nota anche come Lady Facchinetti, abbiano oltre un milione di seguaci sui profili social. Sui loro canali social parlano di tendenze, di stile, ma soprattutto di famiglia. La loro grande famiglia che comprende i due figli Leone, 5 anni, e Lavinia, 3, ma anche le ragazzine nate dai precedenti matrimoni: Mia, 8, e Charlotte, 11. Una tribù che balla, vive e soprattutto sorride. Quasi sempre.

Venite da Paesi diversi. Che tipo di modello educativo avete adottato?
W. Io sono di Rio de Janeiro, dove prevalgono rilassatezza e assenza di pregiudizi, ma provengo anche da una famiglia tradizionale e ho studiato in una scuola inglese: ho vissuto quindi una dicotomia. Francesco invece è cresciuto molto libero. Desideriamo adottare un modello che sia una giusta via di mezzo tra i due stili, insegnando la responsabilità e imponendo limiti.
F. Cerchiamo di dare ai nostri figli un modello educativo che assembli principi che arrivano da più parti del mondo. L’unione della famiglia per noi è importante, così come trovare momenti di condivisione nella giornata, per esempio durante i pasti principali, consuetudini e valori italiani per noi fondamentali. D’altro canto, mi piace anche il pensiero brasiliano di essere cittadini del mondo, aperti a nuovi scambi. Pensiamo a un’educazione che possa essere un mix, proprio come fa un dj che prende le cose che più ama e le mette insieme.

Wilma, tu hai vissuto in tanti Paesi. Le mamme italiane le trovi diverse dalle altre?
Lo stereotipo della mamma italiana è forse quello della donna che ‘sta addosso’ ai figli, anche quando sono già grandi, ma in Brasile non è poi così diverso. Io con la mia prima figlia ero una leonessa, non la lasciavo mai da sola. Con i successivi ho capito che bisogna anche farli cadere e fallire per insegnare loro l’autonomia. Proprio perché a 15 anni sono uscita di casa e vissuto ovunque, imparando a essere indipendente e ad essere esposta a diverse culture, vorrei che i miei figli avessero le ali per volare. Li tengo stretti, ma non li voglio trattenere. Credo che sia giusto preparare i figli per la strada e non preparare la strada per i figli.

Come definireste la vostra famiglia?
W. Insolitamente perfetta e… perfettamente insolita!
F. Una famiglia dalla mente aperta ma con forti fondamenta. Wilma e io desideriamo vivere l’oggi nel miglior modo possibile, ma amiamo le nostre radici.

I tre elementi fondamentali per essere una mamma felice?
Mi basterebbe che i figli godessero sempre di salute e protezione. Dopodiché, mi sentirei realizzata se diventassero degli adulti con le virtù che cerco di insegnargli, come gratitudine, determinazione, resilienza, coraggio e umiltà. E infine sarei felice se non avessero paura della vita e trasformassero le sfide in opportunità.

E per essere un papà felice?
Primo: essere un padre presente, quindi godermi il più possibile i momenti di crescita dei miei figli. Secondo: essere onesto, voglio sempre raccontare loro la verità, nel bene e nel male. Terzo: far vivere ai figli la loro vita in libertà, senza troppe interferenze, anche se a volte significa rischiare

C’è chi sostiene che la tomba dell’amore non sia il matrimonio, ma i figli. Cosa ne pensate?
W. La convivenza in generale ci porta a dare per scontato il partner. I figli sono impegnativi e aggiungono nuove responsabilità, ma possono anche far conoscere un altro lato del compagno – quello tenero e protettivo – e questo è un arricchimento. Bisogna mettere in conto che il rapporto d’amore si trasforma, ma è inevitabile per tutti, anche per le coppie senza figli.
F. Con i figli le priorità della vita cambiano, è normale. Anche la relazione con la compagna si modifica: ci sono minori spazi per la coppia, ma l’intimità va mantenuta sempre viva.

Parliamo della dicotomia lavoro-famiglia…
W. Purtroppo pesa di più sulle donne. Credo che i partner debbano trovare compromessi e prendersi entrambi la responsabilità di crescere i figli: non è giusto che siano solo le mamme a dover fare sacrifici, anche i papà devono partecipare. L’imprenditrice statuinentense Melinda Gates, moglie di Bill Gates, nel suo libro “The Moment of Lift” argomenta – sostenuta da dati sconvolgenti – che il miglior modo per sollevare la società nel suo insieme è investire sulle donne, non trattenerle. Le donne dovrebbero avere accesso a ogni tipo di lavoro; gli uomini dovrebbero condividere equamente gli oneri del lavoro domestico; il congedo familiare dovrebbe essere retribuito per tutti.
F. Ho la fortuna di svolgere un’attività abbastanza libera, seppur pesante. Ho un ufficio in casa e il mio lavoro ci offre la possibilità di avere momenti in cui viaggiamo tutti insieme e viviamo situazioni dedicate esclusivamente alla famiglia. 

Wilma, come riesci a conciliare la professione con il ruolo di mamma?
Lavoravo a Milano in uno studio di comunicazione, la mia passione. Quando è nata Lavinia, ho cercato di fare il part time, ma abitando fuori città trascorrevo ogni giorno tre ore in macchina e alla fine ‘perdevo i pezzi’: mi dimenticavo le date delle vaccinazioni, arrivavo in ritardo per riunioni importanti… Insomma, non svolgevo bene né il ruolo di mamma, né quello di donna in carriera, anche se siamo fortunati e abbiamo aiuti a casa. Sono anche stata fortunata ad avere un capo donna e mamma, che mi sosteneva e adattava i miei orari assecondando i miei bisogni, e so che non è così per tutte, purtroppo. Ma alla fine, per la distanza da Milano, ho scelto di fare una pausa più lunga e stare con i bambini, visto che erano piccoli.Oggi lavoro da casa e posso gestire i miei orari.

Francesco, come si fa a essere un papà che non pensa soltanto alla carriera?
Ci vuole equilibrio, perché per essere un buon genitore non bisogna rinunciare a ciò che è importante nella propria vita: per stare bene, serve un appagamento a 360 gradi.

Social media e blog sono materia quotidiana per voi: come vedete da genitori il mondo della rete?
W.
La vita è diventata più facile ed efficiente, ma la fruizione costante e istantanea di informazioni ha anche dei costi. Per fare un esempio, ognuno in rete può divulgare le proprie opinioni e credenze, anche se non sono qualificate. Questo genera un’enorme confusione, perché spesso non si riescono a distinguere le informazioni reali dalle fake news. Non siamo diventati più illuminati, ma più confusi, diffidenti, cinici e soli…
F. Per me Internet è la più grande rivoluzione che ci sia mai stata, ma ci sono anche lati negativi, come in tutte le cose. A me piace raccontare in Rete cose che riguardano la mia famiglia. In alcuni periodi pubblico pensieri quotidianamente, altre volte faccio pause di settimane. Non è un chiodo fisso per me o un lavoro. Ho milioni di followers, ma non mi ritengo un influencer.

Spesso pubblicate foto dei bambini e raccontate di loro. Non vi fa paura l’idea di affidare parte della vostra vita al giudizio e ai commenti altrui?
W. Quando mi sono trasferita in Italia, quasi sei anni fa, ho notato che le donne sui social media si mostravano piuttosto perfette, con tanto di trucco e photoshop, e postavano un contenuto praticamente irraggiungibile nella vita reale. Credo che noi invece piacciamo perché mostriamo la quotidianità vera, con tutte le sue sfumature, belle e brutte. Personalmente, poi, non ho problemi con le critiche. Credo che la più grande dimostrazione di potere e sicurezza sia sentirsi sempre a proprio agio con le debolezze.
F. Certo, i giudizi della gente possono spaventare. Detto questo, viviamo in una società che purtroppo è basata sul giudizio. Non è mai una cosa piacevole, ma bisogna abituarsi ai commenti altrui. Vivere in una bolla di vetro pensando che il mondo sia pieno di gente brava e onesta è una grande illusione.

Secondo voi i social media rappresentano un pericolo, pensando anche ai vostri figli?
W. I social network per realizzare guadagni dipendono totalmente dalle visualizzazioni e dai clic, perciò progettano algoritmi che mostrano le informazioni più interessanti e che catturano l’attenzione. Vengono mostrati gli eventi più estremi per la semplice ragione che questi attirano maggiormente l’interesse, con effetti drastici non solo sulla nostra percezione della società nel suo insieme, ma anche su come percepiamo le nostre vite personali. Se sembra che “tutti” si stiano sposando o avendo dei figli, oppure facciano viaggi meravigliosi in giro per il mondo, è perché siamo estremamente esposti a questi eventi. Non è che tutti vivano sempre incredibili esperienze di vita: è solo che troppo spesso vengono raccontate esperienze di vita straordinarie. Quindi, molti di noi iniziano a sentire un disagio come se nella loro vita mancasse qualcosa di fondamentale, quando in realtà si tratta solo di una percezione fortemente distorta di ciò che sta accadendo intorno. Questo può essere molto pericoloso soprattutto per la salute psichica dei ragazzini.
F. I social media possono rappresentare un pericolo, ma anche un’opportunità: tutto sta nel vedere le cose dall’angolazione giusta e nell’usarle nel modo corretto. Se diventano il centro della vita, ovviamente c’è qualcosa che non va.

I vostri bambini usano il cellulare?
W.
Ai piccoli lo proibisco, a meno che mi trovi da sola con loro e debba tenerli calmi per un quarto d’ora. Mia figlia più grande, che ha 11 anni, ha un telefono che le ho regalato solo perché quando sta a casa del papà desidero che sia raggiungibile. Quando è con me, glielo do un’oretta al giorno, quando ha finito i compiti. A lei piacciono cose piuttosto innocue, come farsi video musicali con app dagli effetti speciali.
F. I nostri figli usano poco il telefono anche perché non glielo concediamo spesso. Leo ha scoperto come si fanno i selfie e ogni tanto si scatta una foto. Gli piace anche guardare Youtube, però alla televisione.

Francesco ha confessato in un’intervista di aver pianto di felicità quando è nato vostro figlio Leone. In una società che si basa tanto sull’apparenza, mettere a nudo i sentimenti è una debolezza o un punto di forza?
W. Quando la maggior parte degli uomini sente la parola ‘vulnerabilità’, la loro reazione immediata è di associarla alla debolezza. In generale, agli uomini è stato insegnato a trattenere le proprie emozioni e ad evitare l’introspezione. La vulnerabilità, invece, rappresenta una forma profonda e sottile di potere. Un uomo che è in grado di rendersi vulnerabile sta dicendo al mondo: “Non mi importa cosa pensi di me: questo è quello che sono”.
F. Più che mettere a nudo i miei sentimenti, sono uno che racconta tutto della sua vita. Credo che essere sinceri sia un punto di forza. Non sopporto i falsi moralisti e quelli che ti fanno capire di essere in un modo e sono invece il contrario. Così come le persone che predicano il bene e fanno il male. Desidero essere vero e, se una cosa mi fa piangere, mi piace raccontarlo.

Quando di recente vostra figlia è caduta dalle scale, papà Francesco ha scritto in un post che “l’amore è la cura migliore, sempre”. Parlate spesso di questo sentimento. Secondo voi, come si definisce l’amore nel 2019?
W. L’amore non è solo passione, è anche amicizia, rispetto, fiducia e affetto. Stiamo imparando a distinguere una relazione sana da una tossica, con la consapevolezza che prima di tutto bisogna avere amore per se stessi. Stiamo capendo che ci si può innamorare di una grande varietà di persone nel corso della vita, quando si è giovani, ma anche anziani. Ma nel 2019 ci è più chiaro che l’obiettivo di vita non è trovare un amore, ma sentirsi realizzati nella vita. E questo si può raggiunge con l’amore e i valori fondamentali condivisi.
F. L’amore ha varie sfaccettature, ti dà un senso di leggerezza, che ti rasserena. Nel caso specifico, quando mia figlia si è fatta male e tutti i miei figli si sono messi intorno a lei facendole le coccole, sono certo che si è sentita meglio.

Voi avete una famiglia allargata. Qual è il trucco per non avere tensioni con gli ex?
W.
Per noi credo che sia stata la consapevolezza comune che la storia era finita, che non esisteva più traccia di un sentimento o una qualche nostalgia. Questo stato d’animo è imprescindibile per poter andare d’accordo con gli ex.
F. Bisogna usare la testa e capire che se una relazione finisce non conta di chi è la colpa, chi ha smesso di amare, come e perché, l’importante è la serenità dei figli. Che sono un bene superiore.

Cosa consigliate a chi invece fatica a trovare un nuovo equilibrio dopo la separazione?
W. Purtroppo per motivi di gelosia ed economici, molti usano i bambini per ripicca, perché li vedono come l’ultima ‘arma’ rimasta. Per mantenere la pace e l’equilibrio bisogna essere giusti e rispettosi. E pensare in primo luogo al bene dei figli.
F. Non sono uno che ama i consigli e quindi in genere non li offro. Secondo me, comunque, la cosa più importante è tentare di ricercare sempre un equilibrio interiore. Bisogna amarsi un po’ di più. Anche nelle situazioni difficoltose, se uno si ama può agire nel miglior modo possibile. A volte, invece, ci si fa del male gratuitamente.

Dai vostri racconti sembra facile continuare a volersi bene. E sembra facile anche essere in tanti. Significa che avete progetti per allargare ancora la famiglia?
W. Io vorrei al massimo adottare un gatto e lo chiamerei Ottobre. Come mi ha suggerito Lavinia.
F. Non è per niente facile avere una famiglia allargata e con tanti figli. Si tratta di un percorso tortuoso e difficile in cui si passano dei momenti di debolezza e di sconforto. È come andare sull’ottovolante, ma è giusto così: per costruire qualcosa di grande, bisogna in qualche modo lavorarci. Altrimenti saremmo tutti felici e contenti per sempre, senza sforzo. Per adesso, quindi, non abbiamo intenzione di allargare la famiglia ancora di più. Proprio no.

di Caterina Belloni

foto di Loris T. Zambelli/Photomovie per Insieme

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