Certificato medico per lo sport: quando serve e a chi chiederlo

Certificato medico per lo sport: quando serve e a chi chiederlo

Dal 2018 è stato eliminato l'obbligo di certificato medico per l'attività fisica dei bambini fino a 6 anni

Certificato medico per lo sport: quando serve e a chi chiederlo

L’autunno è la stagione in cui le famiglie iscrivono i bambini in piscina, in palestra, alle iniziative sportive del doposcuola. A volte la struttura chiede un certificato di idoneità all’attività fisica. È obbligatorio fornirlo? Chi deve rilasciarlo: il pediatra di famiglia o lo specialista di medicina dello sport? E deve essere accompagnato da un elettrocardiogramma? È gratuito o a pagamento? Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul certificato medico per lo sport.

Niente certificato sotto i 6 anni

Un Decreto del Ministro della Salute del 28 febbraio 2018 ha rimosso l’obbligo di presentare il certificato di idoneità all’attività fisica per i bambini da 0 a 6 anni che intraprendono un’attività sportiva presso una struttura affiliata a una Federazione riconosciuta dal CONI. Se la struttura non è affiliata al CONI, non c’è obbligo di certificato qualunque sia l’età. “Lo scopo del Decreto è evidentemente quello di favorire il movimento, uno stile di vita sano e l’avvicinamento dei piccoli allo sport”, osserva il pediatra Domenico Meleleo, responsabile del Gruppo di Studio sull’attività fisica e lo sport della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale. “L’obbligo di presentare il certificato medico era una barriera burocratica che poteva frenare le famiglie. Ancor più nelle Regioni dove il certificato era a pagamento e rappresentava un onere economico aggiuntivo”.

Ben vengano tutte le iniziative che incoraggiano l’attività fisica

“Del resto, se servisse una certificazione medica di idoneità per nuotare in piscina, dovremmo chiederla anche per fare il bagno al mare d’estate o per consentire ai bambini di giocare a pallone e correre al parco”, continua Meleleo. “Tante volte il gioco libero è più impegnativo dal punto di vista fisico rispetto alle attività organizzate in palestra. Il Decreto precisa che dall’esonero dalla certificazione sono esclusi i casi specifici segnalati dal pediatra”. Nonostante la rimozione dell’obbligo, ancora oggi alcune palestre e piscine chiedono il certificato medico alle famiglie all’atto dell’iscrizione per semplice ignoranza del Decreto o, nel caso di strutture non affiliate al CONI, probabilmente per ragioni assicurative, perché glielo chiede l’assicurazione che la struttura ha stipulato.

Attività sportiva non agonistica

C’è invece l’obbligo di presentare il certificato medico per il bambino che ha più di 6 anni e fa sport di livello non agonistico presso una struttura affiliata a una Federazione riconosciuta dal CONI, oppure svolge attività sportive extra-curricolari organizzate dagli organi scolastici. “In quest’ultimo caso, il dirigente scolastico deve fornire alla famiglia una domanda scritta nominale, cioè indirizzata al singolo alunno, specificando per quale iniziativa è richiesta la certificazione”, spiega Meleleo. “Sia per le iniziative parascolastiche, che per le strutture affiliate a Federazioni riconosciute dal CONI, il certificato deve essere redatto dal pediatra di famiglia, dal medico di medicina generale, da uno specialista di medicina dello sport o da un medico iscritto alla Federazione Medici Sportivi Italiani, sulla base dell’anamnesi, di una visita del bambino con misurazione della pressione e del referto dell’elettrocardiogramma a riposo. Il certificato ha validità di un anno, mentre è sufficiente effettuare l’elettrocardiogramma a riposo una volta nella vita, a meno che il medico in casi specifici non ritenga necessario ripeterlo”.

È utile l’elettrocardiogramma?

Sull’utilità di sottoporre a elettrocardiogramma a riposo tutti i bambini che richiedono l’idoneità all’attività sportiva non agonistica c’è dibattito tra i pediatri. “Se lo scopo è quello di identificare i soggetti a rischio di subire un evento cardiovascolare durante l’attività sportiva, l’elettrocardiogramma a riposo è insufficiente”, dice Meleleo. “Occorre quello in condizioni di sforzo. C’è chi dice che l’ECG a riposo è meglio di niente e chi obietta che un responso rassicurante dell’ECG a riposo potrebbe dare false sicurezze. Al momento, comunque, la legge lo richiede”.

Attività sportiva agonistica

Ci sono poi le attività sportive di tipo agonistico, quelle che per definizione prevedono la partecipazione regolare a gare o incontri, svolte da atleti tesserati da Federazioni riconosciute dal CONI. C’è una soglia di età minima per accedere a questo tipo di attività, diversa a seconda della disciplina. Per il nuoto e per la ginnastica artistica, per esempio, è di 8 anni, 12 anni per lo sci, 10 per la pallavolo. “Per l’ammissione allo sport agonistico la legge prevede l’obbligo di presentare un certificato medico, che non può essere rilasciato dal pediatra di famiglia o dal medico di medicina generale, ma dallo specialista di medicina dello sport”, spiega Meleleo. “Per ottenerlo, è richiesta la visita medica, l’elettrocardiogramma in condizioni di sforzo, la spirometria per valutare la funzionalità dei polmoni ed eventuali altri esami diversi a seconda della particolare disciplina sportiva. La validità degli esami e del certificato è annuale”.

Certificato medico per lo sport: il costo

Il certificato per l’attività sportiva non agonistica, l’elettrocardiogramma, il certificato del medico dello sport e gli esami richiesti per l’attività agonistica hanno costi differenti a seconda delle Regioni: fino a 40 euro per un certificato e 50 euro per un elettrocardiogramma a riposo. “Alcune amministrazioni locali hanno deciso di venire incontro alle famiglie coprendo del tutto o in parte queste spese, come avviene per esempio in Puglia, dove visite medico sportive ed esami per l’accesso allo sport agonistico e non agonistico sono gratuiti per tutti i minorenni”, spiega il pediatra. “In altre parti d’Italia il costo è interamente a carico delle famiglie con tariffe diverse a seconda della struttura a cui ci si rivolge”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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