Dubbi sui farmaci? Occhio agli errori

Dubbi sui farmaci? Occhio agli errori

Quando il nostro bimbo si ammala e bisogna ricorrere ai medicinali, spesso nascono domande e timori: meglio avere le idee chiare…

Dubbi sui farmaci? Occhio agli errori

«Davvero devo dargli un misurino intero?», «Non saranno troppi tutti quei giorni di terapia?», «Perché aspettare a dargli l’antibiotico?», sono alcune dei dubbi sui farmaci che rendono perplessi i genitori a fronte di una prescritta una terapia al loro bimbo. Ecco le raccomandazioni di Antonio Clavenna, farmacologo del Laboratorio per la Salute materno infantile dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Possiamo fidarci?

«I farmaci per i bambini utilizzati con più frequenza non sono off label, ma studiati su di loro: questo significa che sono state fatte sperimentazioni ad hoc sulla popolazione pediatrica», rassicura lo specialista. Per tutelare la maggiore vulnerabilità di questa fascia d’età, però, i test seguono iter un po’ diversi da quelli in uso per i medicinali per gli adulti. «Ad esempio, alle sperimentazioni sugli adulti partecipano anche volontari sani, mentre quando si tratta di bambini questo non accade».
È pur vero che, sfogliando i prontuari dei farmaci, ci si accorge che moltissimi non sono stati studiati sui piccoli. «Si tratta di molecole più raramente prescritte ai bambini: ad esempio, mancano le ricerche sull’impiego in età pediatrica per quelle utilizzate nella terapia di alcune malattie cardiovascolari, o di  alcune patologie croniche», osserva Clavenna. Lo stesso succede per i neonati: sono pochissime le sperimentazioni su di loro. «Per questo, una volta di più, è fondamentale attenersi sempre alle indicazioni del pediatra o degli specialisti che seguono il piccolo, che sapranno indirizzare il genitore caso per caso», raccomanda l’esperto.

Terapia, niente ‘sconti’ sulla durata

In generale, occorre sempre far riferimento al pediatra, ed è importante sciogliere con lui i dubbi già in fase di prescrizione. Senza poi cadere nella tentazione di interrompere la cura appena il bambino darà segni di miglioramento. «È il caso degli antibiotici», sottolinea Clavenna. «È possibile che i sintomi dell’infezione batterica scompaiano, ma che i batteri non siano stati debellati completamente. È quindi necessario continuare la somministrazione del farmaco per i giorni prestabiliti, anche se il piccolo sta meglio. In questo modo si riduce il rischio che i batteri, una volta sospesa la terapia, tornino a moltiplicarsi obbligandoci a un nuovo ciclo di antibiotici».
Lo stesso vale per gli antinfiammatori. «È il caso dei cortisonici impiegati per la cura dell’asma: sospenderli prima del tempo indicato potrebbe comprometterne l’azione». Per lo stesso principio, attenzione anche alle pomate a base di cortisone, prescritte, ad esempio, nella cura della dermatite atopica: vanno evitati gli ‘sconti’ fai da te sulla durata della terapia.

Dubbi sui farmaci: come diluire le medicine

Quando i farmaci sono in bustine monodose, la quantità d’acqua è ininfluente, ma ricordiamoci di evitare quella calda, che potrebbe alterarli.
Se si tratta dei cosiddetti farmaci ‘ricostituiti’, ossia di polveri da diluire in acqua per ottenerne uno sciroppo (come gli antibiotici di uso più comune in età pediatrica), è importante attenersi alle istruzioni del foglietto illustrativo, ricordandosi poi di conservarli in frigo, non oltre 10 giorni, una volta aperti.

Se ha un sapore sgradevole…

«Compresse e liquidi possono essere ingeriti con un po’ di succo di frutta, senza il rischio di  interferire con la composizione e l’efficacia del farmaco», suggerisce il farmacologo Clavenna. «In generale, i liquidi freddi aiutano a percepire meno i sapori sgradevoli: se il medicinale va conservato in frigo, allora possiamo provare a proporlo al bambino appena tolto dal frigo stesso, quando è ancora fresco». Per lo stesso principio ‘termico’ anche il gelato (o un ghiacciolo) offerto subito prima (o subito dopo) una medicina sgradevole può rappresentare un aiuto.

Pancia piena o vuota?

In età pediatrica, in realtà, fa poca differenza: se non diversamente indicato dal pediatra o dal foglietto illustrativo non è rilevante somministrare la medicina dopo mangiato piuttosto che lontano dai pasti. Ricordiamoci che comunque, per riempire lo stomaco basta uno spuntino e che, se invece deve essere vuoto, basta che siano passate 1-2 ore dai pasti principali.
E se il bambino rigetta la medicina? Se è trascorsa almeno mezz’ora dalla somministrazione, non ci sono problemi. Altrimenti, se il tempo è inferiore, si suggerisce di ripetere l’assunzione per esser certi che l’assorbimento non sia stato compromesso.

Antibiotici: perché non bisogna esagerare

L’ultimo rapporto OsMed dell’Agenzia Italiana per il Farmaco ci racconta che i bambini italiani assumono molti medicinali. La maggior parte delle prescrizioni riguarda gli antibiotici: li assumono 4  bambini su 10, con una media di 2,6 confezioni a testa all’anno. «Il rischio correlato a un uso improprio è quello di sviluppare l’antibiotico-resistenza: abusando di questi farmaci, è come se allenassimo i batteri a resistergli», spiega Clavenna.
I tempi necessari per mettere a punto nuove molecole sono molto più lunghi di quelli che alcuni microrganismi impiegano a sviluppare la resistenza, e il rischio concreto è di trovarsi senza soluzioni terapeutiche per malattie che invece adesso, nei bambini, si controllano con successo. «Per questo, anche se abbiamo antibiotici in casa e il piccolo presenta un’infezione respiratoria identica a quella avuta magari nella stessa stagione, è sempre bene fare riferimento al pediatra ed evitare il fai da te», raccomanda il farmacologo.

di Giulia Righi

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