Elogi, complimenti e rimproveri: fanno bene ai bambini?

Elogi e rimbrotti, l’importante è esagerare

Elogi e rimbrotti, l'importante è esagerare

Qual è, in generale, l’atteggiamento corretto che i genitori dovrebbero tenere nei confronti delle performance dei loro bambini, nello sport, a scuola o in qualunque altra attività siano impegnati? Coprirli di elogi o rimbrotti si può fare?  Paga di più la reazione stile “incontentabile, sempre“, resa celebre da uno spot degli anni Sessanta interpretato dal compianto Giampiero Albertini, oppure l’incoraggiamento cieco e assoluto, la gioia “che si fa una capriola/si fa baci che manda di lontano”, come nella celebre lirica di Cesare Saba intitolata appunto “Goal” e ispirata da una partita della Triestina, di cui il poeta era acceso tifoso?

Elogi o critiche, ma convinti

O, ancora, forse è vero che in medio stat virtus? “Ma non ne parliamo proprio“, ribatte decisa la dottoressa Daniela Bavestrello, psicologa e psicoterapeuta. “È proprio questo l’atteggiamento meno utile per il bambino. L’importante, nella fattispecie, è esagerare. Eccedere. Non tanto un abbraccio tiepido o un rimbrotto misurato, ma la lode sperticata o, al contrario, il quarto d’ora di critiche. L’importante è che siano presenti entrambe le reazioni, nel genitore. Il tono medio è una modalità perdente, perché il ‘non mai troppo’ non trasmette alcuna dimensione: è solo un comportamento difensivo, con il quale ci poniamo al sicuro, evitando il rischio di stare dalla parte sbagliata”. Lo crediamo, di non stare dalla parte sbagliata, ma è proprio qui che casca l’asino.

Per quale motivo è utile “condividere l’esplosività del bambino: la gioia incontrollata, il rimbrotto forte”, per dirlo con le parole della dottoressa Bavestrello? “Perché l’atteggiamento intermedio annulla le emozioni“, prosegue la specialista. E i bimbi vivono di emozioni (a dire il vero, anche gli adulti…). “Il piccolo può rimanere sconvolto dal fatto che il padre non l’ha elogiato per il bel voto ottenuto a scuola, o per il bel gol realizzato in partita. Ma se sa che domani il babbo esploderà di gioia per un suo successo, lo aspetterà“. Supererà, in altre parole, il piccolo trauma determinato dall’assenza, dall’aspettativa delusa.

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Meglio critiche dei “sì, però”

“Se invece quel che ottiene è un abbozzo, un mezzo sorriso, una specie di rimprovero, alla lunga ne risulterà demotivato“. Sarà inutile, per lui, impegnarsi nello studio o nello sport, perché comunque porterà a casa un risultato: non esaltante, ma neanche avvilente. Sprecando, alla lunga, i suoi talenti. “Nella psicologia della valutazione il ‘sì, però’ è considerato sempre un errore”, afferma Daniela Bavestrello. “La culla calda del 5,5 che poi alla fine dell’anno diventa sufficienza è ingannevole”. Perché allena alla mediocrità.

Fulvio Bertamini

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