Esami per l’udito: ecco i più efficaci da 0 a 6 anni
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Esami per l’udito: ecco i più efficaci da 0 a 6 anni

C’è il sospetto che il bimbo non senta bene?  In base all’età, ecco i test che possono scoprire se ci sono dei problemi

Esami per l’udito: ecco i più efficaci da 0 a 6 anni

Parla con un tono di voce alto, appare distratto, spesso non risponde…Sono alcuni dei comportamenti tipici dei piccoli con problemi di sordità, un disturbo che ogni anno colpisce un bambino su mille nati. «L’incidenza aumenta se consideriamo coloro che svilupperanno qualche forma di ipoacusia dopo la nascita: circa il 30 per cento delle sordità, infatti, si manifesta in fasi successive», spiega Lucia Oriella Piccioni, otorinolaringoiatra dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Scoprirlo il più presto possibile è fondamentale per correre ai ripari e non incorrere in peggioramenti.

Un controllo sin dalla nascita

Dal 2016, per fortuna anche in Italia è diventato obbligatorio lo screening universale,che consente di valutare la funzione uditiva a pochi giorni dalla nascita. «Si tratta del cosiddetto test delle emissioni oto-acustiche, un esame molto semplice e non invasivo», afferma l’esperta. «Nell’orecchio del bambino viene inserita una piccola sonda collegata a un apparecchio portatile, che emette stimoli acustici. La risposta delle cellule a questa stimolazione consente di valutare la funzione uditiva». Attenzione, però. Nel caso in cui l’esame dovesse dare risultato positivo, non è detto che ci sia necessariamente un problema di udito. «Il test ha in linea di massima una buona sensibilità,  ma qualche volta il risultato viene falsato dalla presenza di un ostacolo nel condotto uditivo, per esempio un residuo di liquido amniotico», spiega Piccioni. «Per questo, di solito viene ripetuto dopo circa un mese dalla nascita. Nel caso in cui il risultato dovesse risultare ancora positivo, si inizierà un ulteriore percorso di approfondimento».

Screening allargato alla nascitaLeggi qui

L’esame audiometrico età per età

A seconda delle capacità di collaborazione del bambino, l’esame per valutare eventuali problemi di udito viene impostato in modo diverso.

 DA 1 A 3 ANNI: audiometria condizionata. Il bimbo non è ancora in grado di comunicare qual è la sua capacità di sentire, così si utilizza un esame che, attraverso stimoli visivi e uditivi in forma di gioco, sfrutta il riflesso condizionato. All’interno di una cabina silente, al piccolo viene mostrata l’accensione di alcune luci o di un display con un cartone animato, posizionati in punti diversi, ciascuno associato a un suono. Una volta terminato il suono, anche gli elementi visivi scompaiono. Dopo alcune ripetizioni, il bimbo sarà indotto a girarsi in direzione del segnale sonoro in cerca di quello visivo che avrà associato, e lo farà anche se  quest’ultimo non si presenta.

TRA I 4 E I 6 ANNI: audiometria gioco. A questa età viene previsto l’utilizzo di alcuni giocattoli. Il piccolo viene invitato a far funzionare il gioco spingendo un pulsante non appena sente il suono. Il gioco si avvia soltanto se viene azionato nel momento in cui viene emesso il suono e quindi dà la possibilità di avere informazioni sull’efficienza uditiva del piccolo.

DAI 6 ANNI: audiometria in cuffia. Come accade per gli adulti, al bambino vengono fatti ascoltare alcuni suoni, un orecchio alla volta. Appena lui li percepisce, deve inviare una segnalazione convenuta al tecnico (per esempio, alzare un braccio).

di Elena Chiaruttini

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