Lo sport più sicuro? Quello che gli dà gioia | Insieme in famiglia

Lo sport più sicuro? Quello che gli dà gioia

Lo sport più sicuro? Quello che gli dà gioia

Bimbi & sport, un binomio che torna d’attualità in autunno, quando ricominciano anche i corsi di nuoto, calcio, minibasket eccetera. Molti genitori sono indecisi: colgono l’importanza di avviare il bimbo alla pratica sportiva, ma non sanno quale scegliere. Serpeggia anche qualche timore riguardo ai rischi connessi all’attività: e se in piscina il bimbo contrae funghi e verruche? Il calcio non lo esporrà eccessivamente ai colpi di freddo (e non solo)? Ne parliamo con il dottor Leo Venturelli, pediatra a Bergamo.

“È importante indirizzare i figli verso l’attività sportiva”, sottolinea il dottor Venturelli, “anche se un tempo si diceva che sotto i 4-5 anni il bambino, più che uno sport vero e proprio, dovrebbe svolgere esercizi di psicomotricità, ovvero movimenti coordinati, preferibilmente di gruppo. L’importante è che la pratica trasmetta gioia al bimbo e non sia agonistica, né sviluppi la sua competitività: le richieste in questa direzione finirebbero per provocargli ansia e stress”. Il pediatra sottolinea l’importanza di avviarlo verso attività di gruppo o sport di squadra, “perché la pratica deve educare il piccolo a stare insieme agli altri, potenziando le sue capacità di interazione e sviluppando le sue attitudini sociali”.

Quanto alla scelta, il dottor Venturelli invita i genitori a “osservare il bimbo con attenzione per comprendere quali siano le sue predisposizioni naturali: se ama fare le capriole, per esempio, può cimentarsi nel judo, se è scatenato nella corsa può cominciare a giocare a calcio, o a minibasket, e così via. Sarà importante, poi, affidarsi a un centro specializzato con istruttori qualificati, che consentano al piccolo di divertirsi in tutta tranquillità”. E se scegliere è comunque difficile, si tenga conto che un bimbo molto estroverso e vivace “dovrebbe essere avviato a un’attività con alto dispendio di energie, ma nello stesso tempo con regole da rispettare”, mentre se è timido e introverso “dovrebbe essere inserito in una pratica di gruppo, per migliorare la comunicazione con gli altri e condividere vittorie e insuccessi”.

Ci sono attività più salubri delle altre? “I corsi di acquaticità funzionano molto bene, ma il bimbo deve avere almeno 4 mesi: io li consiglio a partire dall’anno, perché prima di quell’età sono un divertimento solo per i genitori. Rischi? In piscina si possono contrarre funghi e verruche, per cui negli ambienti umidi (spogliatoi, docce) è importante che il bimbo indossi le ciabattine”. E se sviluppa otiti? “Sono un problema soprattutto per il nuotatore agonistico. In ogni caso, se lo sport viene svolto in luoghi chiusi, è utile soggiornare per un po’ di tempo nell’atrio o in spazi di passaggio prima di uscire all’aperto, soprattutto nella stagione invernale”. Una piccola attività di “compensazione” termica per evitare gli sbalzi eccessivi di temperatura, sempre pericolosi per l’organismo.

Per le attività da svolgere in esterno, invece, come il gioco del calcio, il più gettonato dai genitori, o il tennis, che spesso si pratica nella versione open, “l’importante è che il bimbo non sia cagionevole di salute”, sottolinea il dottor Venturelli. “E comunque, pure in presenza di problemi specifici, prima di porre divieti è meglio chiedere consiglio al medico. Anche il bambino che soffre di infezioni alle vie respiratorie, o di otiti, se lo desidera può praticare uno sport all’aperto d’inverno, di solito senza correre il rischio di ammalarsi più di frequente”. Il consiglio è effettuare almeno una volta all’anno il controllo pediatrico, che diventa necessario per ottenere il certificato di idoneità sportiva, richiesto per intraprendere l’attività sportiva non agonistica.

Fulvio Bertamini

 

 

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