Mi racconti una favola?

Mi racconti una favola?

Non è solo un bel racconto, ma racchiude in sé uno scrigno di insegnamenti, che i bambini assorbono e imparano. Con l’aiuto di noi adulti

Mi racconti una favola?

Quante volte, stanche dopo una giornata di lavoro, ci siamo sedute vicino al suo lettino a narrargli una storia, sperando in cuor nostro che si addormentasse presto? Comprensibilissimo, certo, eppure la favola è molto di più di un concilia-sonno. A dirla tutta, è un universo di insegnamenti, di lezioni di vita, un’occasione per il bambino per riflettere su come si fa a diventare grandi. Sarà per questo che il più delle volte i nostri figli restano ben svegli fino al termine del racconto!

Favola: per lui, è l’ingresso nel domani

<<Per il bambino la fiaba è la possibilità di misurarsi già da oggi con quel che gli accadrà, perché quelle storie gli consentono di capire come funziona  il mondo, avere le ‘istruzioni per l’uso’ su come muoversi in certe situazioni e di conoscere i propri sentimenti di fronte alle varie difficoltà>>, spiega Antonella Selvaggio, psicologa e psicoterapeuta, esperta di Pedagogia per il terzo Millennio, un metodo pedagogico creato da Patrizio Paoletti, presidente della omonima Fondazione che si occupa di sviluppare programmi educativi su base scientifica e la sua équipe.

Le sfide della vita si possono superare

<<Si può dire che le favole siano un’iniziazione alla vita e alle sue inevitabili difficoltà>>, aggiunge Patrizio Paoletti. <<Tramite queste, il bambino viene a conoscenza dell’eterna lotta tra il bene e il male e acquisisce quelle che oggi verrebbero definite soft skills, cioè l’insieme di competenze che gli consentiranno, quando sarà lontano dall’ambiente protetto della sua famiglia, di non trovarsi spiazzato e di non farsi abbattere dalle varie sfide della vita, che nei racconti sono impersonate da lupi, matrigne, orchi e mostri vari. Perché le storie gli insegnano che possono capitare, ma che si può trovare una via d’uscita>>.

Cosa insegna la favola di Pollicino

È tra le prime che si raccontano ai bambini: vi si incontrano genitori che, trovandosi in difficoltà, abbandonano i figli. Ma Pollicino non si lascia andare allo sconforto, non si lamenta della sua sorte, non recrimina sui genitori e men che meno pensa di arrendersi al suo destino, ma cerca di capire subito come salvare sé e i fratelli. <<Grazie anche alla mediazione dell’adulto che gli narra la storia, il bambino si forma nella mente l’idea che sì, le difficoltà si possono presentare, ma ognuno di noi ha in potenza la capacità di trovare una soluzione, può mettere a disposizione i propri talenti per migliorare la sua condizione, facendo magari anche un passo in avanti rispetto al tracciato che gli è stato indicato>>, spiega la psicologa. <<Perché se i genitori di Pollicino hanno pensato che il rimedio  migliore fosse portare i figli nel bosco, nella speranza che qualcuno se ne sarebbe preso cura, Pollicino, il più piccolo tra i fratelli, si fa ospitare nientemeno che dall’Orco. E proprio grazie all’Orco e ai suoi stivali magici riesce a procurare il denaro che consentirà a tutta la famiglia di riunirsi>>.

Un modello verso il quale tendere

Certo, nella vita di tutti i giorni è difficile che si riesca a uscire illesi dalla casa dell’Orco o che si incontri il principe azzurro vivendo sotto le grinfie di matrigna e sorellastre. <<Le fiabe sono tutte un’utopia, ma questa dimensione stimola il bambino a guardare oltre l’orizzonte, è un modello a tendere che lo sprona a concepire dei sogni e a impegnarsi a realizzarli>>, continua Patrizio Paoletti. <<Perché anche nelle favole nulla avviene per caso o gratuitamente, ma solo grazie all’impegno, alla dedizione e all’attivazione: risorse che, come ogni racconto insegna, ciascuno di noi può trovare in se stesso. Basta nutrire fiducia e la consapevolezza di poterci e doverci provare. Se non tutti hanno l’audacia di Pollicino, tutti hanno talenti da sviluppare per raggiungere i propri traguardi e superare le proprie sfide>>.

Non eliminare le parti tristi

Dal momento che hanno una valenza educativa fortissima, le fiabe vanno lette integralmente, parti belle e brutte, senza fare tagli nel timore che i nostri figli ne restino spaventati. <<I bambini non vogliono sottrarsi alla difficoltà, anzi l’aspettano e vogliono sperimentare durante la lettura tutti i sentimenti che ne derivano, per imparare a conoscerli e a gestirli>> evidenzia Selvaggio. <<Se indoriamo la pillola e raccontiamo loro che tutto va bene, viene meno una delle funzioni principali della favola, che è proprio quella di prepararli alla vita. Perché devono sapere che, come nella storia, anche nella vita non sempre tutto è rose e fiori, ma contando sulle proprie capacità e sul proprio ingegno ognuno ce la può fare a superare gli ostacoli e a giungere all’immancabile lieto fine, nel quale i bambini devono imparare a credere>>.

La capacità di rivedere le proprie soluzioni

A volte la favola insegna che anche l’eroe può sbagliare strategia, magari perché pensa di poter applicare la stessa regola a contesti diversi o perché non considera tutte le variabili in gioco: <<Quando, ad esempio, Pollicino lascia cadere i sassolini per segnare il percorso, riesce a trovare la strada del ritorno, ma quando traccia il sentiero con briciole di pane, gli uccellini le mangiano, vanificando il suo sforzo>>, fa notare Paoletti. <<E per liberarsi dall’Orco il bambino dovrà escogitare una nuova soluzione. Anche se il primo tentativo non va bene, dunque, non bisogna scoraggiarsi, ma cercare di capire che cosa non ha funzionato e riprovarci>>.

Essere gentili e altruisti paga sempre

<<Un altro insegnamento che viene dalle favole è che compiere azioni positive, anche di piccola entità, è sempre bello e alla fine torna utile non solo a chi le riceve ma anche a chi le fa>>, osserva Patrizio Paoletti. <<I protagonisti non sono mai invidiosi o egoisti, ma aiutano gli altri, si mostrano sempre gentili. E questo da un lato consente loro di affrontare più di buon grado certe avversità, dall’altro fornisce loro aiuti inaspettati e spesso risolutivi: a liberare Cenerentola alla fine saranno propriogli uccellini e i topini ai quali lei aveva sempre fatto del bene>>.

Favola: come scegliere quella giusta per il bambino

Le fiabe sono tutte belle da leggere, ma alcune possono essere particolarmente adatte a un determinato bambino in un determinato momento della sua vita, perché ognuna racconta di una particolare difficoltà che il protagonista si trova a dover affrontare. <<Se scelta nel modo giusto, allora, la fiaba può essere un ottimo ponte comunicativo, che può offrire al bambino l’opportunità di riflettere e rielaborare dentro di sé proprio i sentimenti che sta provando in quel periodo e anche di tirar fuori pensieri o paure che sta vivendo>>, sottolinea Selvaggio.
L’inizio di un nuovo ciclo scolastico, la nascita di un fratellino, la separazione dei genitori, la morte di una persona cara sono momenti critici nella vita di un bambino e la fiaba può aiutare ad affrontarli e a gestirli. Per questo è importante che il genitore conosca già le storie che intende raccontargli e scelga quella nella quale a suo parere il bambino può rispecchiarsi meglio.

Qualche esempio

<<Frozen può essere utile se c’è gelosia tra fratelli o se c’è stato un lutto in famiglia>>, suggerisce la psicologa. <<Pollicino, che è il fratellino più minuscolo di tutti, è adatto alla prima fase dell’infanzia, quando il bimbo può sentirsi piccolo piccolo in un mondo grande grande. Il lupo e i 7 capretti o Cappuccetto Rosso possono aiutare il bambino ad affrontare il distacco dalla mamma quando fa l’ingresso alla materna o alla scuola primaria>>.
Fino a quando leggere le fiabe ai bambini? Fino a quando non saranno loro a desiderare altri generi di libri o letture solitarie. Il che avviene generalmente a partire dai 6-7 anni.

di Angela Bisceglia

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