Ok omeopatia, ma con le indicazioni del pediatra! Insieme

Ok omeopatia, ma con le indicazioni del pediatra!

Ok omeopatia, ma con le indicazioni del pediatra!

Oggi, mercoledì 10 aprile, è la Giornata mondiale dell’omeopatia, disciplina da tempo al centro di dibattiti e polemiche. Il motivo è presto detto: non esistono evidenze scientifiche che ne dimostrino l’efficacia. Le cronache poi, di tanto in tanto, sono scosse da vicende che finiscono per rinfocolare gli scetticismi. Una tra le più clamorose ha visto protagonista una cinquantenne torinese. Che, fidandosi dei consigli della dottoressa Germana Durando, medico di base e omeopata, ha deciso di non ricorrere alla medicina tradizionale per curare un melanoma maligno. Da cui alla fine è stata uccisa. E quindi, ok omeopatia non proprio. O forse…?

Un caso limite, ma…

Si tratta certo di un caso limite perché Durando, imputata di omicidio con l’aggravante della colpa con previsione, è una seguace del metodo creato dall’ex medico tedesco Rike Geerd Hamer. Metodo secondo cui il cancro è determinato da uno shock psicologico. E si cura rimuovendo le cause del trauma (da qui l’uso di farmaci omeopatici). Il tutto senza ricorrere alle consuete terapie allopatiche. Resta il fatto che la vicenda ha suscitato scalpore. E ha costretto Omeoimprese, associazione che riunisce 18 aziende del settore, a difendere a spada tratta, per l’ennesima volta, questo approccio terapeutico, oggi seguito in Europa da 100 milioni di utenti. Molti dei quali sono bambini.

Ok omeopatia: fino a che punto?

È forse inevitabile che vicende come queste spingano molti a chiedersi: fino a che punto è corretto affidarsi all’omeopatia per curare i bimbi? Una questione lecita, che giriamo al dottor Pietro Gianfranceschi, esperto omeopata con una doppia specializzazione in pediatria e malattie infettive. «L’omeopatia è una terapia, non è una filosofia», afferma. «Quindi non può essere l’esito di una scelta ideologica. Va valutata caso per caso, dopo avere stilato una diagnosi corretta. E dopo avere attentamente soppesato rischi e vantaggi sia dell’approccio convenzionale, allopatico, sia di quello naturale». Fondamentale, però, «è che la terapia omeopatica sui bambini sia intrapresa solo dopo la valutazione attenta dei genitori. E in accordo con le indicazioni del pediatra, che deve essere uno specialista in medicina naturale».

Parola d’ordine, complementarietà

È un errore gravissimo, secondo il dottor Gianfranceschi, «operare una scelta drastica, mettere in contrapposizione approcci diversi. E dire: io mi curo solo in questo modo». Riecheggiano le parole di Christian Boiron, direttore generale dell’omonimo gruppo farmaceutico. «Omeopatia e allopatia, come osteopatia o agopuntura, sono solo espressioni diverse della medicina, che è una sola». Lo ha dichiarato in una recente intervista. «Se con le cure naturali riusciamo ad aiutare i bambini a stare bene», prosegue Gianfranceschi, «ad affrontare le comuni affezioni delle vie respiratorie, a rinforzare le difese immunitarie, a fronteggiare le dermatiti –  e sto facendo solo qualche esempio – sarebbe assurdo rinunciarvi. È criminale, invece – e purtroppo è già accaduto – combattere una colite ulcerosa, o una polmonite, con l’omeopatia. Si consideri che questa disciplina ha radici molto antiche. E’ nata a cavallo fra XVIII e XIX secolo su intuizione del dottor Hahnemann. Ed è nata in un’epoca in cui non esistevano altre terapie, a eccezione dei salassi. Oggi, viceversa, esistono strumenti diagnostici e terapeutici che ci consentono di affrontare patologie anche gravi in tutta sicurezza». Ma non è questo il terreno dell’omeopatia. In altre parole, ok omeopatia nello specifico non funziona.

Omeopatia?Non è acqua fresca

Approcci diversi che possono coesistere

Pietro Gianfranceschi conferma indirettamente quanto aveva affermato a Milano, in una recente conferenza sui disturbi di carattere emotivo, il dottor Andrea Calandrelli, specialista in medicina interna ed esperto in omeopatia. «I rimedi omeopatici rappresentano una valida scelta per disturbi lievi e moderati, perché generalmente privi di tossicità e anche di effetti collaterali. Inoltre, possono essere assunti in concomitanza con altre terapie farmacologiche». È un loro punto di forza, quest’ultimo, sottolineato anche da Gianfranceschi. «Sono medicinali che in prevalenza stimolano l’organismo ad attivare le proprie difese. Mentre i farmaci allopatici tendono a bloccare le patologie in corso. Siamo in presenza quindi di due approcci diversi, che possono coesistere perfettamente».

Whatever works(?)

Quanto alle posizioni più polemiche e scettiche contro questa disciplina, come quelle espresse a più riprese dal professor Silvio Garattini, direttore del centro di ricerche farmacologiche Mario Negri, Pietro Gianfranceschi è conciliante. «Comprendo i colleghi che rifiutano questo approccio perché privo di validazione scientifica. Posso, però, garantire sulla sua efficacia, oltretutto oggetto di molte ipotesi, anche approfondite». C’entra l’effetto placebo? «A parte il fatto che sui più piccoli di solito non scatta, a meno che non sia mediato dai genitori, se anche fosse così?». Se dopo una terapia a base di ‘acqua fresca’ il bambino sta meglio, “se gli ho risolto un problema senza provocargli alcun danno, non ho comunque ottenuto un ottimo risultato?». Whatever works, direbbe Woody Allen. Basta che funzioni. E dunque, ok omeopatia!

di Fulvio Bertamini

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