Ordine: fai che non sia una battaglia persa!
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Ordine: fai che non sia una battaglia persa!

Nella sua cameretta il caos regna sovrano? È il momento di trovare un sistema alternativo alle discussioni infinite, trasformando in abitudine (e divertimento) quello che fino a ora è stato visto solo come un dovere!

Ordine: fai che non sia una battaglia persa!

Capita già a due anni e peggiora con il passare del tempo. Il disordine è una delle più frequenti occasioni di conflitto in casa. Lo sa bene Elisabetta Rossini che, con Elena Urso, gestisce uno studio di consulenza familiare a Milano e scrive libri sull’educazione infantile. «Ma i genitori spesso non si rendono conto che il concetto di ordine dei bambini è profondamente diverso da quello degli adulti.

Un sistema alla portata dei piccoli

«Per una bimba tra uno e tre anni ordine è lasciare un oggetto lì dove è: se la mamma toglie la bambola dal pavimento del salotto, è lei la disordinata». È lo stesso principio che si applica giocando a nascondino: «A quest’età chiedono all’adulto di mettersi sempre nello stesso posto per poi andare a cercarlo», spiega Rossini, «perché i meccanismi di percezione dello spazio e della propria collocazione di oggetti e persone al suo interno sono diversi». Per questo è inutile perdere tempo a spiegare regole incomprensibili: meglio metterla sul piano del gioco.

Ordine: la scelta del compromesso

È fondamentale trovare un compromesso che eviti ai genitori di esasperarsi per il caos e ai bambini di essere forzati precocemente in un concetto di ordine da adulti. «Dire: quando hai finito di giocare metti tutto a posto è una frase assurda, perché i bambini non finiscono mai di giocare: è il loro modo di vivere», spiega Elisabetta Rossini.

Essere flessibili nelle richieste

Dire ai piccoli: “prima metti via quello con cui stai giocando, poi puoi prendere quell’altro gioco” è per loro altrettanto frustrante: non si sa che cosa ha in mente il bambino, forse i nuovi elementi vanno integrati nell’attività in corso. Non si fa ordine una volta per tutte, quindi, ma ogni volta in modo diverso.

“Dosare” i giocattoli

Troppo difficile? Esistono buone pratiche che fanno funzionare meglio le cose. «La prima: contingentare la quantità di oggetti a disposizione del bambino», suggerisce la psicologa. «Così il lavoro di riordino sarà più rapido». In particolare, vanno “dosati” i giochi con piccole parti, che richiedono tempi più lunghi di risistemazione e che fanno fallire l’obiettivo di una pulizia completa.

Un contenitore per ogni ambiente

L’altro trucco da memorizzare riguarda gli spazi comuni. I bambini spesso non giocano solo in camera, ma hanno voglia di farlo anche in salotto. È giusto accontentarli, anche per farli sentire accolti in ogni spazio. Per evitare, però, che ogni stanza diventi un campo di battaglia, bisogna trovare anche lì scaffali, ripiani o scatole dedicate a ospitare le cose del piccolo. In questo modo sarà più semplice, ogni volta, risistemarle.

Non sostituirsi al bambino

Esasperati dal non riuscire a tenere la casa come si vorrebbe, molte mamme finiscono per fare tutto loro. In questo modo però la soluzione al problema non arriva mai. Anzi, si ritarda: il piccolo impara presto che “tanto poi ci pensa la mamma!”.

Saper apprezzare le sue scelte

Ognuno ha bisogno dello spazio organizzato a modo suo, quindi per definire cosa sia una camera ordinata bisogna prima capire che esigenze ha il bambino. Il genitore deve però assicurarsi che chi fa le pulizie in casa abbia margini di movimento.

È stato lui: se l’amico non collabora

Ha invitato un amichetto e hanno fatto a gara a rovesciare giochi e pupazzi sul pavimento. E adesso, chi sistema? Per evitare discussioni, e accuse all’ospite, va chiarito subito che le regole valgono sempre, anche quando ci sono amici in visita. Per questo: o ci si mette d’accordo con il compagno per riordinare a fine giornata oppure sarà il bimbo a farlo. Riordinare è, infatti, la condizione per continuare a ricevere gli amici.

Tenere tutto senza dimenticare

I lavoretti dell’asilo, ammirati ed esposti in casa, stipano scaffali e mensole, si impolverano, si rompono. La soluzione è conservarli in una scatola di plastica, ben chiusa, in solaio o in cantina, saranno dei ricordi imperituri.

 

di Caterina Belloni

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