Sabbia: lascialo giocare, ma proteggi la sua pelle

Sabbia: lascialo giocare, ma proteggi la sua pelle

Impastare, scavare fossi, riempirli d’acqua, costruire castelli: la spiaggia è un luogo ideale per giocare perché offre tante occasioni di scoperta e di divertimento. È pur vero che la sabbia non è un terreno sterile: ecco come prevenire possibili infezioni

Sabbia: lascialo giocare, ma proteggi la sua pelle

<<Le indicazioni da tener presente quando si va con i bambini in una spiaggia con la sabbia  sono essenzialmente tre>>, esordisce Anna Campanati, dermatologa presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona.

1. Meglio asciutto

È preferibile far giocare il piccolo sulla sabbia con l’epidermide asciutta, perché sulla cute bagnata la sabbia si attacca più facilmente e, per la sua consistenza granulosa, può risultare abrasiva, provocando piccole escoriazioni che possono irritare, indebolendo la funzione di  barriera della pelle e favorendo l’ingresso di germi. <<Se il bambino ha appena fatto il bagno in mare o ha sudato, facciamogli una veloce doccia con acqua dolce, asciughiamolo, cambiamogli il costume, mettiamogli la crema solare e poi lasciamolo libero di andare a giocare>>, dice la dermatologa.

2. Mani in pasta sì, mani in bocca no

Ben venga che manipoli la sabbia quanto gli pare, ma raccomandiamogli di non portare le mani alla bocca e di lavarle prima di fare merenda. Il problema non è tanto la sabbia in sé, quanto alcuni corpi estranei che potrebbero esservi nascosti, come residui di cibo o feci di animali che, ingeriti, possono veicolare infezioni gastrointestinali come Salmonella, Toxoplasmosi, Escherichia Coli.

3. Ciabattine quando servono

Pensare di farle indossare al bimbo per tutta la permanenza in spiaggia è pura illusione, ma in alcuni casi dobbiamo pretenderlo. <<Per esempio, quando il piccolo si reca alla toilette, al bar o a fare la doccia deve tenerle su perché  le condizioni igieniche potrebbero non essere ottimali. Inoltre, le superfici bagnate favoriscono lo sviluppo dei germi>>, spiega Anna Campanati. E mentre gioca sulla sabbia? <<Negli stabilimenti balneari privati, che vengono puliti quotidianamente, se ne può fare a meno, mentre nelle spiagge libere è meglio farle indossare perché la pulizia non è garantita e tra la sabbia potrebbero nascondersi frammenti di vetro o altri oggetti appuntiti con i quali il bimbo potrebbe ferirsi. Le ciabattine o, ancor meglio, le classiche scarpine in gomma, possono essere comode anche se si gioca in riva e la battigia è piena di frammenti di conchiglie, che possono far male>>.
Anche se gli facciamo adottare, nei limiti del possibile, alcune precauzioni igieniche, a contatto con la sabbia qualche infezione cutanea può pur sempre svilupparsi. Si tratta per fortuna di disturbi piuttosto banali, che non costituiscono un rischio importante per la salute del bambino. I più frequenti in spiaggia sono l’impetigine e le micosi.

Quando si tratta di impetigine

È un’infezione superficiale causata da batteri – in genere stafilococchi o streptococchi – che possono sopravvivere nella sabbia, soprattutto umida, e infettare la cute, specie se già indebolita da piccole ferite o escoriazioni che ‘aprono la porta’ ai microbi. <<Ci si accorge che il bambino ha l’impetigine perché sulla pelle si vedono una o più chiazzette tonde di colore roseo-rossastro sormontate da vescicole molto sottili, che si rompono facilmente per poi ricoprirsi di croste giallastre>>, spiega Campanati. <<Altro sintomo caratteristico è il prurito, che spinge il bambino a grattarsi, peggiorando la lesione. L’impetigine è molto contagiosa non solo per amichetti e familiari che vengono a contatto con la zona infetta o con la sabbia dove hanno giocato insieme, ma anche per il bambino stesso che, toccandosi le croste, può propagare l’infezione in altre parti del corpo>>.

Quale cura?

<<La terapia prevede l’applicazione di una pomata antibiotica, prescritta dal medico, fino a completa guarigione di tutte le lesioni>>, continua la dermatologa. <<Se l’infezione è molto estesa, il pediatra valuterà l’opportunità di associare una terapia antibiotica per bocca per circa una settimana. Nel frattempo, è bene tener coperte le lesioni con cerotti o garze per prevenire la diffusione del contagio ed evitare la condivisione di asciugamani o indumenti con il bambino. Durante la terapia orale è consigliabile astenersi dall’esposizione al sole perché gli antibiotici possono avere azione fotosensibilizzante>>.

Sabbia: le infezioni micotiche

Sono due i tipi che possono essere veicolati dalla sabbia e favoriti in generale dagli ambienti caldo-umidi: la tigna del corpo e quella del cuoio capelluto.
La prima, definita in termini medici tinea corporis, interessa tendenzialmente gli arti e si presenta all’inizio con chiazze di colorito roseo-rossastro ricoperte da piccole squame, che lentamente si estendono in modo centrifugo, cioè guariscono a partire dal centro e si allargano verso l’esterno, assumendo una forma ad anello o a bersaglio concentrico. <<Si cura applicando una pomata antimicotica per 2-3 settimane, coprendo anche in tal caso le chiazze con garze o cerotti per evitare il contagio>>, raccomanda la dermatologa.
<<La tigna che colpisce il cuoio capelluto (tinea capitis) determina la comparsa di piccole chiazze  squamose, dove si verifica una caduta dei capelli. La terapia è in genere più lunga e richiede, per una maggiore efficacia, il trattamento con antimicotici per bocca per circa 1-2 mesi>>.

Attenti a quelle due

Altre infezioni cutanee frequenti in estate sono il mollusco contagioso e le verruche.
Il mollusco contagioso è un’infezione virale causata dal Poxvirus, che può essere trasmessa al bambino o per contatto diretto con soggetti infetti o indiretto con oggetti contaminati, come asciugamani, superfici umide ed anche sabbia. I più vulnerabili sono i bambini sotto i 5 anni e quelli con dermatite atopica, che hanno una barriera cutanea protettiva meno efficiente. Si manifesta con piccole escrescenze che hanno una superficie liscia e un avvallamento centrale; le zone più colpite sono braccia, tronco e viso.
Le verruche sono causate invece dal virus HPV e si trasmettono anch’esse per contatto diretto o indiretto e sono favorite dagli ambienti caldo-umidi. Interessano più di frequente mani e piedi e si presentano come escrescenze di consistenza dura e di colorito variabile da rosato (simile alla pelle) a grigiastro; più grandi rispetto ai molluschi, hanno un aspetto rugoso e cheratosico.
La cura. Entrambe le infezioni possono lentamente regredire da sole, ma in genere si preferisce asportarle, sia perché potrebbero moltiplicarsi per autocontagio sia perché si è contagiosi per gli altri. Saranno il pediatra o il dermatologo a consigliare come comportarsi caso per caso.

 

di Angela Bisceglia

Commenti