Sicurezza stradale: ecco come insegnarla
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Sicurezza stradale: ecco come insegnarla

Si comincia sin da piccoli, con giochi e indovinelli. Per poi lasciare che siano loro, i bambini, a guidarci tra le vie, fino a concedere, piano piano, prime forme di autonomia

Sicurezza stradale: ecco come insegnarla

Viviamo nell’epoca in cui i nostri bambini non hanno molte occasioni per ‘confrontarsi con la strada’, visto che non giocano più sotto casa, si spostano quasi sempre in auto e anche quando vanno a piedi sono, in genere, accompagnati da un adulto. Anche se sono ancora sotto la nostra custodia, però, è bene educarli sin da piccolissimi alla sicurezza stradale per quando, un giorno, si sposteranno da soli, dapprima a piedi, poi in bici, poi, più grandi, con lo scooter e con la macchina. E faranno tesoro degli insegnamenti ricevuti, assumendo comportamenti responsabili.

Sane abitudini fin dal passeggino

Possiamo cominciare a educare i nostri figli alla sicurezza in strada sin dai primi mesi di vita con tutta una serie di abitudini, che loro assimilano anche senza rendersene conto.
«A partire da quando li mettiamo in auto nel seggiolino», fa notare la pedagogista Elena Urso.«Anche se non sono ancora in grado di comprendere il senso di ciò che stiamo facendo, recepiscono quella routine. E se, quando saranno più grandicelli, proveranno a ribellarsi alla costrizione delle cinture, sarà la fermezza del genitore a far passare il messaggio che, quando si tratta di sicurezza, non ci sono margini di trattativa: certe regole vanno rispettate e basta».
Anche le uscite col passeggino possono essere occasione per insegnare come ci si comporta in strada. «Mentre camminiamo, rendiamo partecipe il bambino di quel che facciamo e del perché ci comportiamo in un certo modo», prosegue la pedagogista. «Ad esempio, davanti a un semaforo rosso, spieghiamogli che dobbiamo stare fermi finché il colore non cambia».

Sicurezza stradale: semplici regole

Ma quali sono le indicazioni più importanti da fornire ai bambini? «Sono poche ma fondamentali», sottolinea il Sovrintendente Dario Contri, dell’Ufficio Educazione Stradale della Polizia Locale di Milano. «Innanzitutto, si cammina sempre sul marciapiede; si attraversa solo dove ci sono le strisce pedonali, anche a costo di dover fare un pezzo di strada in più; al semaforo bisogna sempre aspettare che scatti il verde per i pedoni, anche se non si vedono macchine in arrivo; prima di attraversare bisogna guardare a sinistra, a destra e poi di nuovo a sinistra, per esser certi che all’ultimo momento non siano spuntate macchine da una curva o da un parcheggio; se la strada è molto ampia, quando si arriva allo spartitraffico si guarda di nuovo a destra, per controllare se vengono macchine dal senso opposto; non si attraversa mai in diagonale, ma sempre da un lato per volta; se ci sono sottopassi, bisogna utilizzarli e non cercare pericolose scorciatoie».
Un po’ per volta, si potranno insegnare anche i significati dei segnali stradali, limitandosi a quelli più semplici e che si incontrano più spesso nei percorsi quotidiani. «Tenendo presente che la piena comprensione può essere acquisita solo quando il bambino impara a leggere e a scrivere, ovvero quando impara a dare un significato simbolico a una cosa concreta, come può essere appunto un segnale o una lettera dell’alfabeto», aggiunge Urso.

Un sistema efficace

Quali sono, dunque, i metodi migliori per insegnare la sicurezza in strada? Sempre, il buon esempio. I bambini ci guardano: siamo noi il modello dei nostri figli, sia quando siamo pedoni, sia quando siamo automobilisti; e per loro il comportamento da adottare è quello che noi stessi adottiamo.
A casa. Utili i libricini illustrati con percorsi e cartelli o i classici giochi con macchinine, garage e segnali stradali. Oppure le simulazioni, in cui ci si diverte a interpretare i vari ruoli di pedone, vigile, automobilista. «Alcuni giochi diventano davvero efficaci dai 5-6 anni in su, quando i bambini cominciano a sviluppare la capacità analogica, che fa capire loro che le situazioni sperimentate a casa possono essere riportate altrove», sottolinea la pedagogista.
In strada. Un allenamento molto coinvolgente ed educativo per un bambino è quello di farlo diventare la nostra guida. «Quando torniamo a casa a piedi da scuola o seguendo tragitti familiari, chiediamo a lui di indicarci la strada, di scegliere se e dove attraversare», suggerisce Urso. «È un modo per stimolare la sua attenzione e farlo sentire responsabilizzato, ma tranquillo, perché l’adulto è sempre con lui».
A scuola. È l’ambito dove più di buon grado i bambini sono disposti a recepire regole. Intanto perché l’insegnamento avviene all’interno di un’istituzione, poi perché, spesso, a parlare viene chiamato un esponente della Polizia Municipale, che rappresenta l’autorità da seguire con attenzione. «I corsi di educazione stradale vengono organizzati sempre in forma ludica, secondo l’età dei bambini», spiega Dario Contri. «In genere, c’è una prima parte di lezioni in classe, in cui facciamo conoscere i principali cartelli stradali, i colori del semaforo o i significati delle posizioni del vigile. Poi, organizziamo uscite nel quartiere, dove i bambini hanno la possibilità di verificare quello che si è spiegato in aula. E anche di provare l’emozione di fare i vigili quando, cappello e paletta alla mano, accompagnati da un nostro agente, fermano gli automobilisti indisciplinati. Alla fine del loro percorso formativo, ricevono un tesserino di vigile onorario con tanto di timbro!».

Indipendenti si diventa così

Come insegnare al bimbo a muoversi in modo autonomo e responsabile in strada? Con la guida del genitore, a partire dai 3-4 anni. All’inizio si tratterà di piccole autonomie, da concedere sotto stretta sorveglianza dell’adulto. «Ad esempio, potremmo dirgli che ha il permesso di camminare da solo sul marciapiede fino a un determinato punto (il palo, la panchina…), chiarendo che quando vede un portone deve fermarsi perché potrebbero uscire delle auto e che, prima di attraversare, deve aspettare la mamma», sottolinea Elena Urso. «Di certo, è più faticoso che tenerlo per mano, ma gli esperimenti sul campo sono molto educativi».
Senza genitore, dai 7-8 anni. A questa età, il cervello dei bambini ha uno scatto di crescita, che consente di concedere qualche autonomia in più. «Anche se le tappe dello sviluppo sono individuali, il bambino comincia ad acquisire la percezione della propria posizione nello spazio, ad avere senso dell’orientamento e consapevolezza del pericolo», continua la pedagogista. «Tali abilità, unite agli insegnamenti ricevuti negli anni, lo rendono capace di percorrere da solo piccoli tratti». Le prime volte ci si limiterà a mandarlo nel negozio sotto casa o dall’amichetto che abita nello stesso isolato, in modo che non ci sia bisogno di attraversare la strada. Via via, si potranno concedere maggiori autonomie, se avremo constatato di poterci fidare.

di Angela Bisceglia

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