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Tosse stagionale, l’omeopatia in campo

Colpisce 1 italiano su 2 almeno 2 volte l'anno e vede il suo apogeo nella stagione invernale: come affrontarla conle cure dolci?

Tosse stagionale, l'omeopatia in campo

Si tratta di un meccanismo di difesa e pulizia dell’apparato respiratorio, che consente di espellere dalle vie aeree secrezioni in eccesso o corpi estranei: ecco perché nella stragrande maggioranza dei casi origina nel naso, cioè è conseguenza di una rinosinusite. Colpisce un italiano su due almeno due volte l’anno. In genere il decorso non supera i 10 giorni, ma nel 20% dei casi può durare di più, fino a un mese. Stiamo parlando di tosse, naturalmente, che vede il suo apogeo nella stagione invernale in quanto sintomo comune nell’influenza e nelle sindromi associate. “È un’azione riflessa, causata dall’irritazione di recettori presenti nella laringe, in trachea o nei bronchi, che a sua volta irrita la mucosa respiratoria”, spiega il dottor Mauro Mancino, pediatra a Pesaro, esperto in omeopatia. “E ogni colpo di tosse accresce questa infiammazione, peggiorando il problema”.

Una catena che va spezzata. Sì, perché la tosse, si potrebbe dire, è un sintomo in movimento. Il suo esordio, si è detto, è nel naso: da qui l’insistenza del pediatra nei lavaggi nasali. “Mi irrita moltissimo essere costretto a prescrivere un  perché il bimbo, nonostante i miei ripetuti suggerimenti, non è stato sottoposto per tempo a questa pratica. Che farà pure perdere un po’ di tempo, lo so, ma che è fondamentale per il benessere del bambino”. A questo proposito, il dottor Mancino raccomanda la corretta posizione della cannula nasale: la soluzione non va spruzzata in verticale, dal basso in alto cioè, ma ponendo l’erogatore in maniera inclinata rispetto alla narice.

Ma torniamo alla rinite sottovalutata, o non curata per tempo, che si trasforma in tosse. Di solito, in prima istanza compare la tosse secca, irritativa e persistente, non accompagnata da espettorato. La sua evoluzione “naturale” è la tosse produttiva, detta anche catarrale o grassa, che a sua volta può diventare un fenomeno acuto, superando le tre settimane di durata. C’è poi la fattispecie della tosse cronica – se persiste per un periodo ancora più lungo – di solito espressione di una manifestazione allergica. Allergie, stati infiammatori, reflussi gastrici: da qui origina questo sintomo. Come intervenire?

Il dottor Mancino suggerisce in prima istanza i medicinali omeopatici che, com’è noto, presentano una serie di vantaggi: “Sono generalmente privi di tossicità“, afferma, “non presentano di solito effetti collaterali, possono essere assunti in concomitanza con altri farmaci allopatici senza rischi di interazione e rispondono alle diverse reazioni personali dei pazienti, permettendo una terapia specifica in base alla sintomatologia”. Non a caso si parla di cure dolci: “Un vantaggio, soprattutto quando c’è di mezzo un bambino“. Difatti un pediatra su 3, ormai, prescrive anche questi rimedi per i suoi piccoli pazienti. Controindicazioni? Una sola: pur essendo efficaci, non è ancora stato scoperto il meccanismo che porta a questi risultati. Manca la prova provata, la validazione scientifica. Funzionano, ma non si sa il perché.

L’omeopatia, lo ricordiamo, cura il simile con il simile, cioè il sintomo con un prodotto naturale – di origine animale, minerale o vegetale – che, se assunto in dosi tossiche, provocherebbe l’insorgere di quello stesso sintomo. Ma poiché il farmaco omeopatico viene prodotto in alte o altissime diluizioni (oltre a essere dinamizzato, cioè adeguatamente shakerato), anziché provocare il suddetto sintomo, lo cura. A sua volta, la diluizione prescritta dallo specialista può essere maggiore o minore, dipende dalle condizioni del paziente: il simbolo che la definisce è CH, sempre preceduto da un numero. Più è alto, più la diluizione è forte, cioè la sostanza che si assume è presente in dosi minori nel farmaco. La diluizione intermedia, buona un po’ per tutte le stagioni, è considerata la 9 CH: così ci ha spiegato il dottor Mancino.

Riprendiamo il filo spezzato. Tosse secca, si diceva. Diversi i medicinali omeopatici utili in questo caso, secondo lo specialista, ma quello più importante è forse Bryonia 9 CH, “da assumere in prima battuta, quando il naso è chiuso e la tosse è di origine laringo-tracheale, con bruciori allo sterno. Quando assume invece una tonalità acuta o abbaiante, soprattutto di notte, ed è localizzata a livello di laringe si può intervenire con Spongia tosta 9 CH. Se diventa stizzosa, con senso di pizzicore in gola e febbre, usiamo Ferrum phosphoricum 9 CH, mentre Drosera 30 CH è indicata per la tosse notturna con timbro profondo, che provoca risvegli”. Per tutti questi medicinali la posologia consigliata è 5 granuli ogni 3 ore, con diradamento al miglioramento dei sintomi.

Drosera è il rimedio a cavallo fra tosse secca e grassa. Ricompare infatti, sempre alla 30 CH, quando la prima evolve nella seconda, cioè ai primi segnali di “tosse notturna profonda, catarrosa, che rende difficile il riposo”, prosegue il dottor Mancino. “A chi lamenta tosse produttiva abbondante, con espettorazione facile e astenia, consiglio poi Antimonium tartaricum 5 CH, mentre se il sintomo diventa un po’ ambivalente e di giorno la tosse si presenta con catarro denso, mentre di notte tende a essere secca, suggerisco Pulsatilla 9 CH. Ipeteca 9 CH, invece, è il rimedio più adeguato se la tosse è ad accessi violenti seguiti da vomito”. Anche in tutti questi casi la posologia è 5 granuli ogni 3 ore, riducendo via via le dosi quando le condizioni di salute del paziente migliorano.

Poi c’è la via più breve: quando la tosse presenta caratteristiche differenti e difficili a qualificarsi ci si può orientare su uno sciroppo omeopatico. Il pediatra consiglia Stodal, che contiene, fra l’altro, Bryonia, Spongia tosta, Antimonium tartaricum, Drosera, Ipeca e Pulsatilla “e che funziona molto bene sia ai primi colpi di tosse, sia nella parte finale di questa sintomatologia, come esito persistente, per esempio, di una bronchite”, afferma il dottor Mancino. La posologia indicata, per i bambini, è di 5 ml 3-5 volte al giorno e può essere somministrato anche ai piccoli sotto i 2 anni, in quanto non contiene sostanze mucolitiche. Se poi, in inverno, qualcuno in famiglia si ammala, per evitare il contagio “può essere utile assumere al più presto Oscillococcinum, un tubo-dose per 3 giorni consecutivi, poi uno alla settimana. È un medicinale efficace anche contro i primi sintomi di raffreddore. in questo caso la posologia è di 3 dosi nell’arco di 24 ore. Ma se non funziona significa che siamo intervenuti troppo in ritardo e bisogna passare ad altri rimedi”.

Mauro Mancino confessa il suo attaccamento a questo medicinale, che prescrive da 20-25 anni e che in qualche modo ha determinato il suo approdo all’omeopatia. “Ero fresco di specializzazione in pediatria”, racconta, “quando nacque il mio secondo figlio. Già al rientro a casa dall’ospedale il bimbo aveva una narice ostruita dal muco. Provai più volte a risolvere il problema, naturalmente, anche con gli antibiotici, ma senza risultati apprezzabili: il sintomo lì per lì scompariva, per ricomparire però dopo qualche tempo. Fu una vicina di casa a consigliare a mia moglie l’Oscillococcinum… Lei, di nascosto, lo somministrò al piccolo e il sintomo si dileguò. Naturalmente, quando mi fu rivelato il retroscena ci rimasi malissimo: per me fu un colpo terribile. La mia crisi durò una settimana. Poi decisi di iscrivermi a una scuola di omeopatia“.

Da padre di tre figli, ben consapevole quindi delle difficoltà che un genitore incontra nel misurarsi con i piccoli malanni dei bimbi, il pediatra ricorda che la tosse “è uno dei disturbi più frequenti nei bambini: soprattutto al risveglio è fisiologica e non deve destare preoccupazione, perchè è un mezzo naturale per eliminare il muco, che tende ad accumularsi, la notte, restando sdraiati a letto”. Per limitare i disagi, ecco qualche suggerimento pratico: “Tenete sempre pulito il naso del bimbo”, sottolinea il dottor Mancino. “Umidificate gli ambienti, soprattutto d’inverno, quando l’accensione dei caloriferi asciuga troppo l’aria di casa. Mantenete la temperatura degli ambienti interni al di sotto dei 20 gradi. Fate dormire il piccolo con la testa sollevata e fatelo bere molto. Infine, curate con grande attenzione la sua igiene, soprattutto nei giorni in cui frequenta la scuola. E se proprio volete… risparmiargli un bagno o una doccia, fatelo nel fine settimana”.

Fulvio Bertamini

 

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