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Donne protagoniste: al cinema per ‘Una giusta causa’

Donne protagoniste: al cinema per 'Una giusta causa'

Ci sarebbe stato un bel modo, quest’anno, per festeggiare degnamente la festa delle donne. ‘Ci sarebbe stato’ perché solo il 28 marzo arriverà sugli schermi dei cinema italiani il film “Una giusta causa”, che in termini di emancipazione femminile vale decisamente di più di qualsiasi altra iniziativa.

Una storia vera

La pellicola, infatti, narra la storia vera di Ruth Bader Ginsburg, magistrato statunitense. E seconda donna a essere nominata Giudice della Corte Costituzionale Usa. Il 15 marzo, questa signora magra e dal fisico esile e nervoso compirà 86 anni. E, dopo poche settimane, anche in Italia si potrà scoprire la sua storia. Che sembra una testimonianza della forza delle donne e della loro capacità di lottare per ottenere ciò che meritano.

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Ruth Bader Ginsburg: gli inizi

Nella sua vita Ruth Bader Ginsburg ha avuto esperienze complicate. Il film comincia con la sua carriera universitaria. Nel 1956 è stata una delle prime donne ammesse al corso di legge dell’Università di Harvard: nove donne in una classe di circa 500 uomini. Si è poi laureata in giurisprudenza alla Columbia University di New York nel 1959 dove, nel frattempo, si era trasferita per seguire il marito.

In tribunale nessun lavoro per le donne

Con un curriculum simile, però, non è riuscita a trovare lavoro in uno studio legale, a causa del suo essere donna. Si è occupata di altro, finché, grazie a un controverso caso di discriminazione di genere – con un uomo protagonista – non ha cominciato davvero a fare ciò che sognava: andare in tribunale e lottare per la giustizia, che nel suo caso consisteva nell’affermazione dei diritti delle donne e della parità di genere in ogni ambito della società.

Un finale tutt’altro che scontato…

… che conquista gli spettatori. Anche se a rendere il film una buona occasione di riflessione sono molti altri elementi. Ad esempio il ruolo degli uomini, che non è di opposizione ma può essere di collaborazione. E poi la necessità di un dialogo aperto con i propri figli, come scopre Ruth discutendo con la sua primogenita Jane.

Al cinema con le figlie femmine

Guardare il film con le proprie figlie aiuta ad aprire un orizzonte di discussione altrimenti difficile da intravedere. Spinge a pensare, forse anche a motivare. I valori sono l’importanza dello studio, dell’approfondimento, del rispetto dell’altro, della parità dei diritti, della giustizia. Mica male per due ore di proiezione.

Un insegnamento anche per i figli maschi

Ma “Per una giusta causa” è un film da guardare anche con i figli maschi perché il marito di Ruth, Marty, che la supporta, cucina per lei e la spinge a combattere. È insomma un esempio di come un uomo potente, brillante e di talento capisca che il successo della sua consorte non gli fa danno, ma al massimo lo rende ancora più felice. Nel gioco dei ruoli di una coppia, prima è la moglie a “sacrificarsi” per il marito, poi lui a fare lo stesso per lei, in uno scambio di posizioni che ricorda una danza in perfetto equilibrio. Come dovrebbe essere tra i due sessi, senza lotte, contestazioni o rivalse.

Uno spiraglio di speranza

Comprensione e collaborazione, certo, eviterebbero tante polemiche. Il film insegna anche questo e offre uno spiraglio di speranza. Attraverso cui i nostri figli, siano femmine o maschi, hanno bisogno di vedere se ci aspettiamo che si impegnino per creare una società con sempre meno discriminazioni.

di Caterina Belloni

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