Emoji sulla facciata di un palazzo: simboli del nostro tempo | Insieme

Emoji sulla facciata di un palazzo

Sono i simboli del nostro tempo. E i Paesi Bassi ne sono testimoni!

Emoji sulla facciata di un palazzo

Ogni epoca ha i suoi simboli. Funziona per la società e ovviamente vale anche in termini di architettura. Così il romanico si contraddistingueva per i mattoni rossi e il rigore. Il barocco per le linee curve e gli andamenti sinuosi, come ellissi, spirali o curve. E il nuovo secolo? Il terzo millennio passerà alla storia per le forme leggere, il vetro, l’acciaio, i materiali innovativi. E… gli emoticon. O almeno ne sono convinti i responsabili dello studio Attika Architekten dei Paesi Bassi, che a Vathorst, nuovo quartiere di Amersfoort, cittadina di 150mila abitanti non lontana da Utrecht, hanno decorato un edificio con le faccine che popolano i messaggi sui cellulari. Niente statue eleganti o creature mostruose, come nei gargoilles di Notre Dame di Parigi. Nei fregi che incorniciano i diversi piani, gli architetti hanno sistemato ventidue emoticon, con espressioni diverse. Secondo Changiz Tehrani, che ha curato questa realizzazione, le emoji saranno il simbolo più riconoscibile del ventunesimo secolo. Per questa ragione si è convinto a trasformare i cerchi che caratterizzavano la facciata della torre dell’orologio di un nuovo centro commerciale in piccoli segmenti di sms.

Emoji: l’origine ignota e il successo rapidissimo

Un bel risultato per dei segni nati all’incirca quarant’anni fa. La parola emoticon viene dai termini inglesi ‘emotion’ e ‘icon’. Che in italiano sarebbero ‘emozione’ e ‘icona’. Ed è stata coniata per indicare un’immagine che esprime emozioni. Sulla loro storia ci sono dei dubbi. Già nel 1979 Kevin MacKenzie propose di rendere meno asettici i messaggi via email. E lo fece con trattini che ricreassero l’idea di un volto che sorride o piange. Nessuno, però, gli diede retta. Solo nel 1982, l’informatico statunitense Scott Fahlman usò le emoticon 🙂 e 🙁 . Due modi per rappresentare un’espressione di sorriso e di tristezza, in un documento pubblicato per l’università Carnegie Mellon, dove insegnava.

L’incredibile ascesa

Da lì in poi, come sempre accade per l’informatica, è stata una corsa continua. E adesso esistono decine e decine di emoticon. Giovani e bambini non possono farne a meno: nell’uso degli smartphone, spesso li sostituiscono alle parole scritte. Mentre gli adulti si sono abituati e un sorriso o una strizzata d’occhio non si nega a nessuno. Nel 2017 gli emoij sono persino diventati protagonisti di un film, intitolato ‘Emoji – Accendi le emozioni’. Pellicola divertentissima in cui si racconta la vita segreta di Messaggiopoli, la città chiusa dentro uno smartphone dove gli emoji sono costretti a ripetere costantemente lo stesso ruolo a beneficio degli umani, anche se non ne hanno voglia.

SmartphoneSe, come e quando concederlo

Da gadget…

L’idea di usare queste faccine a scopo decorativo, in realtà, non è nuovissima. Come ben sanno i genitori, esistono cuscini a forma di emoticon. Coperture per i piumoni, portachiavi, zaini, vestiti, accessori di ogni genere. Anche alla Notte degli Oscar nella borsa donata a tutti gli invitati, si dice ci fosse una copertura del water a forma di emoticon.

… alle tracce indelebili nella città

Ma passare dai gadget colorati a una realizzazione architettonica è davvero un gran salto. La nuova generazione, comunque, sembra aver apprezzato l’idea. Tanto che molti si fermano per scattare foto, da condividere con un like e un emoticon. I giovani della città hanno preso questa torre come punto di riferimento per i loro incontri. Spesso si fermano a chiacchierare sulle scale sottostanti la facciata abbellita dagli emoticon. Al momento le facce sorridenti o sorprese campeggiano su una sola facciata della torre. Facciata, questa, che si apre sulla piazza centrale della città. Non è escluso, però, che ne vengano aggiunte anche altrove, sulla torre o su altri edifici. Questo perché il nuovo quartiere ha caratteristiche costruttive molto simili. In fondo creare queste decorazioni non è stato molto complicato. Gli architetti dello studio Attika hanno trasformato gli emoticon di Whatsapp in modelli tridimensionali. Hanno creato degli stampi e poi dato vita a questi personaggi dei tempi moderni. Come si usa oggi: pochi clic e il decoro che resterà nella storia diventa realtà.

di Caterina Belloni

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