Lettura: per emozionarsi davvero ci vuole un libro | Insieme
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Lettura: l’emozione della carta

La lettura? Meglio su carta. Perché perdersi tra le pagine di una storia stimola le funzioni cerebrali, favorendo lo sviluppo emotivo e cognitivo. Più di quanto accade con un tablet...

Lettura: l'emozione della carta

Senza carta non c’è magia. Perché stringere un libro tra le mani, toccarne le pagine, immergersi nel racconto favorisce nel bambino lo sviluppo di un linguaggio più ricco, dell’immaginazione creativa, dell’empatia e dello spirito critico. Qualità umane fondamentali che lo aiuteranno a essere un adulto consapevole e ben integrato nella società. Ma in un mondo in cui il digitale la fa sempre più da padrone, non c’è il rischio che tutta questa ricchezza possa andare perduta? È quello che si è chiesta l’americana Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitivista specializzata nello studio dei meccanismi che consentono al cervello di leggere, nel suo ultimo saggio ‘Lettore, vieni a casa – Il cervello che legge in un mondo digitale’ (Vita e Pensiero, 20 euro). E in questa intervista ci spiega, dal punto di vista della scienziata, ma anche della mamma, perché è fondamentale favorire la lettura nei bambini. Fin da piccolissimi e perché, in fondo, senza carta l’incanto si (dis)perde.

Quali sono i benefici della lettura su carta per i più piccoli?

«Da tutti i miei studi è emerso che l’utilizzo del libro cartaceo, consente una maggiore attivazione cerebrale. E la consente soprattutto nelle zone che fanno riferimento al linguaggio. I bambini che leggono libri di carta sono, quindi, capaci di sviluppare un lessico più ricco. E un’empatia profonda verso il prossimo e un maggiore spirito critico. La questione è anche molto vicina ai processi sottolineati dalle ricerche dello psicologo Jean Piaget. Ricerche che hanno focalizzato l’attenzione sull’importanza di esplorare il mondo fisicamente. La lettura su carta implica, infatti, l’elemento materico e sensoriale. La possibilità di toccare il libro, persino di ‘assaggiarlo’ e annusarlo, la lentezza nel leggere, che permette di fermarsi o tornare indietro, sono dinamiche fondamentali per i bambini. Queste dinamiche non potrebbero, invece, sperimentarle con il mezzo digitale».

Emozioni tra le mani

La lettura deve, quindi, avvenire attraverso l’uso delle mani. «In questo modo, oltre alle informazioni di carattere visivo e linguistico, si hanno anche le informazioni di carattere materico, che diventano una sorta di ‘geometria della parola’. Nei primi 5 anni è molto importante condividere con i piccoli momenti di lettura ad alta voce. Saranno i primi fondamentali passi per insegnare loro le procedure per la ‘lettura profonda’, quella che si attua, appunto, attraverso il libro di carta. Questa modalità permetterà loro di cominciare a costruire un ‘magazzino di conoscenze’. Quando raggiungeranno i 10 anni, sapranno già cosa dire o cosa fare per affrontare determinate situazioni. Tra i 5 e i 10 anni, infatti, i bambini attraversano una fase importante. Iniziano, non solo a leggere e a pensare in modo più completo, ma anche a comprendere. In pratica iniziano a porre le basi della loro vita futura».

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Che cosa succede esattamente a livello cerebrale?

«Da un punto di vista scientifico, nel processo di lettura profonda su carta, senza fretta e in un ambiente familiare, il cervello attiva entrambi
gli emisferi. Con 4 lobi per ciascun emisfero e tutti i suoi 5 strati, dal più ancestrale al più evoluto. In pochi millisecondi si riesce a riconoscere
le parole e a ricostruire le immagini mentali delle scene descritte. A provare empatia per i personaggi. A inserire nuove informazioni nel bagaglio delle proprie esperienze. A tracciare collegamenti e interpretare significati».

Quali sono le implicazioni emotive della lettura analogica?

«Con la lettura e con l’ascolto, il bambino abbandona se stesso. E pensa alle sensazioni che provano gli altri. Questo è molto importante
per lo sviluppo dell’empatia. Ad esempio, con un classico come Il Piccolo Principe, il bimbo tende a immedesimarsi subito nell’altro. Questo crea automaticamente empatia. Un processo che, sì, può accadere anche col digitale, ma è più efficace con un libro. Leggendo su carta, infatti, si ha più tempo di ‘stare’ e immergersi nella storia e attivare, così, specifici meccanismi cerebrali. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, con l’avvento dei social negli ultimi vent’anni c’è stata una forte riduzione dell’empatia nei bambini. Questo dovrebbe farci riflettere».

La lettura in digitale può avere conseguenze negative?

«Il rischio principale è la superficialità della lettura. Spesso viene condotta seguendo schemi a F o a Z, dove il bambino muove gli occhi saltando da un punto all’altro. La ricerca dimostra che, in questo tipo di lettura, ci sono una riduzione della comprensione e una minor percezione dei dettagli. Questo porta, di conseguenza, a un fallimento dell’analisi critica e a una diminuzione dell’empatia. Ci sono, poi, problemi che potrebbero avere ripercussioni sulla società. La ricerca ha dimostrato che, con una minore comprensione, c’è una minore capacità di riconoscere la verità. Di conseguenza, si risulta più suscettibili alle notizie false e alla pubblicità. Infine, chi legge su uno schermo ha maggiore difficoltà a mantenere la concentrazione. La distrazione può inficiare la capacità di costruire il proprio magazzino di conoscenze. Di conseguenza, la possibilità di imparare cose nuove crescendo».

Il giusto compromesso?

«Da 0 a 5 anni i bambini non dovrebbero essere esposti agli schermi. Non vanno vietati, perché vietare significa incentivare il desiderio. Ma a quell’età il tablet e ogni altro dispositivo digitale dovrebbero essere percepiti come un qualsiasi oggetto della camera, tra giocattoli e pupazzi. Dopo i 5 anni, invece, si costruisce la vera sfida. Lo schermo diventa qualcosa di più pedagogico, che può essere utile per i processi di coding o programmazione più che per il puro gioco. La mia proposta è quella di cominciare da oggi a costruire un’infanzia che non sia divisa tra due strumenti di comunicazione. Ma che sia ‘immersa’ nel meglio di entrambi. La lettura profonda si impara sulla carta, ma può essere sperimentata anche sul video. Quello che mi auspico è che le nuove generazioni sappiano ritrovare il tempo giusto per la lettura. Leggere, nella sua forma migliore, è un attimo di contemplazione».

di Oriana Picceni

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